Le conseguenze del covid19 per le PMI

Il coronavirus è entrato lentamente nelle nostre vite nei primi mesi di quest’anno e poi, come un fulmine a ciel sereno, ha determinato e scandito il ritmo delle nostre giornate, anche e soprattutto quelle lavorative.
Dopo un iniziale momento di smarrimento e i primi tentativi di tamponare la situazione, col passare del tempo è diventato via via sempre più chiaro che le conseguenze economiche avrebbero avuto un peso notevole per tutte le attività. Siamo ormai quasi alla fine del 2020 ed è il momento di tirare le somme. Vediamo insieme quali sono state le conseguenze del covid per le PMI.

Cosa è accaduto
Risalendo al mese di marzo, ricordiamo che a causa dei blocchi simultanei del commercio e dei trasporti in tutta Europa vi sono stati i primi effetti per partnership e per le catene globali in cui le attività erano inserite; dunque, oltre alle prime sfide logistiche, le PMI hanno dovuto affrontare le interruzioni della domanda, anche se è opportuno fare alcune distinzioni della gravità delle conseguenze della pandemia tra le aziende e i diversi settori ai quali corrispondono.
Inizialmente infatti, ci si è focalizzati sul cercare di garantire la sopravvivenza delle PMI europee a breve termine, adottando un approccio strutturale basato sulla promozione di un rinnovamento interno per tentare una crescita attraverso l’innovazione digitale, l’internazionalizzazione e il networking.
Purtroppo in molti casi si erano già verificati licenziamenti di massa e chiusure solo poche settimane dopo l’inizio della crisi e in generale lo spettro del fallimento iniziava ad aleggiare pesantemente sui piccoli imprenditori anche perché era impossibile prevedere la durata della pandemia. Molte serrande si sono abbassate in vista della carenza di commercio ma, in primis, la preoccupazione andava alla salute dei dipendenti; inoltre molte PMI avevano liquidità sufficiente per durare due mesi ma non di più.
Un quadro generale davvero preoccupante.

I più colpiti
Ovviamente le attività che più hanno risentito delle conseguenze della pandemia, sono state quelle che prevedono i rapporti di persona, come i servizi di cura estetica e palestre, o la vendita al dettaglio, come i negozi di abbigliamento o di articoli ritenuti “non necessari” dall’elenco dei vari DPCM, che hanno poi sancito progressivamente la chiusura temporanea di questi esercizi commerciali, rispetto a farmacie, supermercati e articoli per l’infanzia.
In visione ottimistica, si presupponeva di resistere per un mese, ma adesso che ci ritroviamo in piena seconda ondata, con il 2020 agli sgoccioli, sono in molti tra i piccoli imprenditori ad aver perso la fiducia.
Secondo i sondaggi del CNA, risalenti a maggio 2020, oltre il 70% delle piccole e medie imprese infatti ha dichiarato di essere stato duramente colpito dagli effetti del covid19, rendendole dipendenti da un sostegno finanziario esterno, in quanto anche prima della crisi, molte di loro si affidavano già a budget ristretti e vincoli finanziari.
La causa è da ricercare, come già detto, nel fatto che i consumatori, prevedendo le difficoltà finanziarie, abbiano ridotto drasticamente la domanda rispetto all’offerta. Le eccezioni si sono verificate solo per quelle PMI che si rivolgevano a nicchie di mercato, specie quelle industriali e farmaceutiche, il cui andamento è rimasto sostanzialmente invariato.

Un po’ di dati
Le PMI oltre ad essere spesso piccole realtà locali, in realtà possono ritenersii le fondamenta dell’economia europea, se si pensa che (secondo i dati raccolti dalla Commissione europea 2019) esse rappresentano il 98,8% di tutte le imprese e due terzi dell’occupazione.
In particolare, per il  settore manifatturiero le PMI costituiscono più della metà dell’occupazione: precisamente, il 58%.
Sicuramente l’aumento della applicazione delle tecnologie digitali in tale settore va considerato un’ottima spinta per la ripresa e, si spera, rinascita in alcuni casi, per le piccole e medie imprese locali in tutta l’Europa.

Cosa possono fare le PMI
Il lato positivo è che le PMI, grazie alle loro piccole dimensioni, al fatto di essere proprietà privata e di avere all’interno strutture pressoché gerarchiche, riescono ad essere più flessibili e adattabili ai cambiamenti: basti pensare al ridimensionamento digitale e social avvenuto in questi mesi. Tantissime attività hanno deciso di investire sugli e-commerce e sui profili social e hanno riorganizzato i dipendenti (ove possibile) con lo smart working, per raggiungere i clienti ormai lontani a causa del distanziamento sociale.
Le imprese più grandi, infatti, impiegano sicuramente più tempo a ingranare con nuovi processi e strumenti e ad estendere le modifiche a tutti i dipartimenti; senza contare che in caso di un ritorno alla normalità, ci vorrebbe lo stesso tempo per ripristinare le cose come accadevano prima della pandemia.

C’è una soluzione?
Attualmente la situazione è purtroppo ancora molto incerta e fare previsioni precise è complicato; sicuramente è ormai appurato che l’investimento in tecnologie digitali sia diventato davvero essenziale per le PMI, in quanto agevolano operazioni di pubblicità, marketing e commercio. Il tutto va ovviamente a supportare la produttività interna e la conseguente ripresa economica.
Abbiamo ribadito spesso come gli imprenditori ambiziosi siano avvantaggiati quando riescono a percepire nelle occasioni di crisi delle opportunità da cogliere, ridimensionando la propria realtà in base all’andamento e alle nuove esigenze di mercato.
Ci sono però altre attività che, nonostante tutti gli sforzi possibili, hanno deciso di sospendere ogni piano a lungo termine e rinnovo fino a disposizioni più concrete proprio a causa delle incertezze finanziarie legate a questa situazione così labile.
I movimenti politici si sono fatti carico di queste responsabilità, garantendo nei primi mesi piani economici a sostegno delle realtà commerciali a rischio, per prevenire crisi di liquidità e licenziamenti, tramite agevolazioni fiscali e proroghe di pagamenti (mutui, affitti, bollette, rate varie).
Tuttavia sembra non essere stato abbastanza, alla luce della durata della pandemia e in vista del fatto che la situazione sembra essersi normalizzati agli occhi dei più, una sorta di rassegnazione e di consapevole convivenza con le nuove norme vigenti.
La speranza va riposta certamente nella risoluzione sanitaria, nel debellamento del virus; ciò che conta davvero per le piccole realtà commerciali però è sapere se riusciranno a contrastare questa situazione paradossale scatenatasi a inizio anno, tenendo conto che le restrizioni ci saranno ancora e per un tempo per ora impossibile da definire.
Lo smart working, i social, gli strumenti digitali sembrano essere ottimi alleati in questa lotta: tante aziende sono state abili nel reinventarsi, creando siti di shopping su internet, consegne a domicilio e aumentando l’interazione con i clienti grazie ai profili Instagram, Facebook, LinkedIn…

Se non hai ancora intrapreso queste strade, affidati ad agenzie di marketing esperte: sapranno guidarti attraverso un rinnovo digital della tua PMI in questo difficile momento storico.

 

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