La Web Tax e le conseguenze per le multinazionali digitali

Chi l’ha detto che internet non ha confini né limiti? Il web ci appare come una finestra sul mondo dalle innumerevoli possibilità e opportunità, eppure a partire dal 2020 l’Italia potrebbe imporre una nuova “imposta sul web”, la Web Tax, ai giganti digitali come parte del suo progetto di bilancio per l’Unione europea.

In cosa consiste
Il Bel Paese, che già sta lottando con la crisi economica degli ultimi anni, potrebbe imporre alle principali società tecnologiche, come Google e Facebook, un prelievo del 3% sulle transazioni via Internet. Alcuni Stati stanno prendendo in considerazione la possibilità di aderire al decreto principalmente a causa dell’evasione fiscale da parte delle multinazionali che operano all’interno dell’economia digitale.

Perché nasce
L’Italia e i governi delle altre nazioni infatti, si sono da tempo lamentati che i giganti della tecnologia realizzano profitti sostanziali nei loro paesi, ma pagano poche tasse,
qualche milione di euro all’anno, poiché sono domiciliati in giurisdizioni a bassa tassazione, come l’Irlanda, indipendentemente da dove siano i loro clienti.

Quando partirà
Inizialmente la misura sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2019, prima di essere respinta fino all’anno successivo: ma dovrebbe diventare operativa con il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020, con l’obiettivo di contrastare l’erosione fiscale tipica delle transazioni “on line” internazionali, cioè per quelle multinazionali digitali che spostano i loro profitti verso giurisdizioni fiscali maggiormente favorevoli.

A chi è rivolta
L’imposta sul web italiana dovrebbe essere applicata alle società con ricavi annui per almeno 750 milioni di euro e servizi digitali superiori a 5,5 milioni: la previsione di dicembre è che l’imposta sul web produrrebbe ricavi per 600 milioni di euro dal 2020.

In quali stati
Ecco i paesi aderenti: Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria, Bulgaria, Grecia, Portogallo, Slovenia e Romania.
Se l’Unione Europea riuscirà a introdurre regole comuni per un’imposta sul web che copra l’intero blocco di 28 nazioni, l’Italia si adeguerà di conseguenza.

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