Lavorare sì, ma in Smart Working. Vantaggi e svantaggi.

Lo smart working è un nuovo modello di lavoro ormai molto diffuso tra le aziende, grazie ai supporti digitali sempre più presenti. Utilizzando le nuove tecnologie, tante PMI hanno via via migliorato sia le prestazioni che gli obiettivi raggiunti. Ma facciamo una precisazione: lo smart working non deve essere confuso con il coworking, cioè la collaborazione tra i dipendenti, spesso in uno spazio unico e condiviso; più in generale, si fa riferimento ad un modo più proficuo di lavorare e all’uso della tecnologia digitale, essendo strettamente correlato al telelavoro o più semplicemente al lavorare da remoto. In molti casi, ciò significa semplicemente lavorare da casa. Basta avere un laptop o uno smartphone, credenziali di accesso et voilà, si lavora come in ufficio… Senza andare in ufficio!

Molte aziende hanno già da tempo predisposto un giorno a settimana di smartworking, nel quale il dipendente svolge le mansioni lavorative direttamente da casa.
I principali vantaggi sono sicuramente la flessibilità oraria e il comfort del lavorare ovunque si voglia, proprio perché con l’accesso da remoto è possibile spostare il lavoro dall’ufficio a casa o in qualsiasi altro posto in cui ci si senta a proprio agio, che si tratti di un parco, una caffetteria o alla sala d’attesa di un aeroporto. Ovviamente il tipo di mansione fa la differenza: gestione di ordini, di fatture, inserimento dati, scrittura creativa, progetti di design, sono tutte cose gestibili dal proprio pc o addirittura da un telefonino; mentre, se ci si occupa di customer service via telefono o si ha la giornata scandagliata da continue telefonate, forse l’ufficio è davvero il posto migliore in cui lavorare.

Un  altro aspetto positivo è che il lavoratore in smartworking può organizzare il proprio tempo in completa autonomia, eliminando inoltre il tragitto casa – lavoro, risparmiando energia e soprattutto soldi: benzina, parcheggio, pedaggio… Non male. Un accenno merita anche la pausa pranzo: nessun panino mangiato davanti la tastiera o pause pranzo frettolose, ma la possibilità di mangiare con calma e ricaricarsi per ritornare alla propria postazione ben rilassati.

Per chi ha famiglia, però, conciliare la vita personale con i progetti di lavoro, le scadenze, le call, i meeting… Può risultare difficile! Pur sedendo comodamente alla propria scrivania, magari con delle soffici pantofole ai piedi e una tazza di caffè fumante in una mano, si rischia di essere interrotti dai ritmi casalinghi, anche se ciò significa anche spendere più tempo con i propri cari. L’importante è riuscire a ricavare il giusto spazio nella frenesia della giornata passata in casa, in modo da strutturare bene gli obiettivi e aumentare così la produttività.

Abbiamo parlato dell’opportunità di un giorno settimanale di smart working offerta dalle aziende e non dell’intero orario di lavoro in quanto, secondo alcuni studi, il condurre una vita lavorativa perennemente fuori l’ufficio, potrebbe portare all’isolamento del lavoratore a causa del mancato contatto con i colleghi, causando anche la sensazione di non sentirsi identificato con l’azienda.
Inoltre, molti imprenditori non nascondono la perplessità secondo la quale se il lavoro a distanza non è ben pianificato o eseguito, la produttività potrebbe diminuire in quanto potrebbe esserci un minore controllo sulla quantità o qualità del lavoro.

Ecco un po’ di dati:
Il 55% delle persone intervistate, alla domanda se avessero sfruttato l’intero orario lavorativo in smart working, ha risposto che avrebbe lavorato da casa fino ad un certo punto e il 46,5% lo avrebbe fatto dal proprio smartphone; il 90,8% delle persone intervistate vorrebbe poter lavorare fuori dall’ufficio e tra gli spazi preferiti per farlo, il primo sarebbe da casa (64,2%), seguito da spazi di co-working (47,6%) o da qualsiasi luogo vicino a casa (41,3%).

Altro discorso è, invece, quando un’azienda è costretta per sopraggiunte necessità o imprevisti, a concedere lo smart working: in un momento di emergenza come questo che stiamo vivendo, tante PMI hanno riorganizzato la gestione del lavoro per permettere ai loro dipendenti di continuare a lavorare e, allo stesso tempo, di tutelarli.

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